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Tempo fa i toni delle pubblicità, delle comunicazioni e dei prodotti erano più educati, ci si prendeva del tempo per scriverli e per leggerli.
Oggi è tutto un “Hey, ganzo, vieni da me che ti risolvo la vita”. Fine.
(Sto ovviamente parodiando i toni da social, non generalizzando).

L’evoluzione della comunicazione

Il nostro ruolo di consumatori, che per lo più vengono consumati, non è più tra le righe, è ormai lampante e al centro di tutta la comunicazione che vediamo, in cui incappiamo.
Di certo, attraverso questo cambio comunicativo, si sono in qualche modo ridotte le distanze tra le persone, ci si rivolge maggiormente in tono informale, facendo sentire l’altro come un essere umano al nostro stesso pari, quasi un amico appunto.
Dall’altro lato sembra che basti saper mettere insieme due parole filate in italiano, a volte nemmeno, o usare due foto scattate con il cellulare e un sorriso smagliante, per poter comunicare qualsiasi cosa, l’importante è che l’altro si possa identificare con me, l’importante è vendere.

Comunicazione che educa: perché le parole che scegliamo costruiscono la Realtà

Se teniamo in conto il fatto che la comunicazione è anche educazione, nel senso che pian piano nel tempo ci porta tutti quanti a trasformarci nelle nostre abitudini e nelle nostre credenze, ci influenza la vita a tutti gli effetti, forse varrebbe la pena coltivare maggiore gentilezza, con il sentimento interno di innalzare chi ci ascolta.
Prendersi più tempo per nutrire ciò che diciamo nutrendo chi legge.
Dicevano gli Ent: “… noi preferiamo non dire una cosa, se non vale la pena di perdere molto molto tempo per dirla e ascoltarla”, e forse non avevano tutti i torti.
(Parlo dei Pastori degli alberi che solcavano la Terra di Mezzo ancora sul finire della Terza Era all’epoca del Signore degli Anelli raccontato da J.R.R. Tolkien).

Come sarebbe un mondo con una comunicazione consapevole?

Come sarebbero i social se tutti smettessero improvvisamente di pubblicare a raffica e lo facessero davvero solo quando hanno un’intuizione, un’osservazione, una condivisione che nutre e aiuta a crescere chi legge?
Come sarebbero gli spazi pubblicitari in tv o su internet, se tutti gli spot fossero studiati per far stare bene l’essere umano anziché per creare dei nuovi bisogni, quasi sempre inesistenti, ad ogni programmazione?
Chissà se l’essere umano si sentirebbe scontento e fuori posto, proprio come viene raccontato nel film Matrix, quando le macchine avevano creato la società ideale ed era stato un fallimento.

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Il paradosso della felicità: il silenzio come fonte di una comunicazione autentica

Spesso il comunicare è proprio dettato da dei bisogni irrisolti, perché è molto vero che la felicità del cuore si sperimenta per lo più nel silenzio, che non vuol dire mancanza di espressione, vuol dire capacità di vero ascolto, e quello richiede tempo e cura.

La filosofia di ZenZerolab: scegliere la qualità e la cura in un mondo di quantità

In ZenZerolab crediamo ancora nella scelta verso la qualità più che la quantità.
La vera qualità ha bisogno di cura e di tempo per emergere, perché la vera qualità arriva sempre dall’interno, dal nostro interno che viene riflesso in ciò che facciamo e in come lo facciamo.
Ci piace scoprire il cliente, che prima di essere tale, è una persona, unica e irripetibile.
Così come ci piace essere qui a disposizione senza doverlo continuamente urlare sui social.
Noi siamo qui, crediamo ancora nella bellezza e cerchiamo di coltivarla, condividendola con chi non crede nella svendita di sé a basso prezzo, ma crede nella valorizzazione curata di ciò che può offrire.

Perché "fatto è meglio di perfetto" non deve essere una scusa

È chiaro che tutte le attività e i liberi professionisti devono poter vendere il loro lavoro per vivere e che ciò che non viene comunicato non esiste, quindi devono farsi conoscere.
Per questo esistono attività come noi e come le agenzie di comunicazione, che fanno un lavoro molto importante e che hanno anche una grande responsabilità, proprio perché la comunicazione educa il pubblico.
Per questo il motto tanto attuale “meglio fatto che perfetto” non deve diventare una scusante per fare le cose senza cura.
Immaginate se i grandi artisti del passato l’avessero pensata così.. i grandi operati umani sono sempre derivati da qualcuno che non ha fatto altro che puntare sempre più in alto, verso la bellezza e la completezza.

Trasforma la tua comunicazione: un invito alla gentilezza e alla crescita autentica

Le ore passate a rendere un proprio prodotto sempre migliore o la propria comunicazione più gentile e nutriente, non è mai sprecato, soprattutto perché avrà migliorato e fatto crescere te mentre ci lavoravi.
Che il “fatto meglio è che perfetto” non diventi la scusante per smettere di migliorarci e crescere dentro, che non diventi motivo di perdita di valore e gentilezza.
“Tratta gli altri come vorresti essere trattato”, se questo principio venisse applicato alla comunicazione pubblicitaria, come si trasformerebbe?

Post scriptum per nerd: perché leggere Il Signore degli Anelli è un atto di cura

P.S. Un appunto di fondo che non potevo non mettere, essendo io profondamente nerd e avendo citato Il Signore degli Anelli.
Se vuoi conoscere la vera gentilezza, la vera cura, devi assolutamente leggere il libro.
Pur avendo molto apprezzato il film in quanto è riuscito a riprodurre con immagini stupende un vero capolavoro, non è purtroppo riuscito a trasmettere quella nobiltà d’animo e d’anima di cui invece è intriso tutto il libro.
Serve più tempo per leggere il libro, certo, come dicevamo sopra: la cura e la bellezza non sono da fastfood, sono profondamente trasformative.

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Paola Brognoli

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